Julian Charrière (*1987)

Si è tentati di parlare di una shooting star del mondo dell’arte: Julian Charrière ha partecipato alla Biennale di Venezia già nel 2017, a soli 30 anni, e ha ricevuto ad oggi una serie eccezionale di riconoscimenti, tra cui nel 2018 il Prix Mobilière. Le sue opere sono esteticamente affascinanti e poetiche, ma hanno spesso un effetto inquietante: raccontano infatti catastrofi ambientali causate dall’uomo e l’insignificanza dell’essere umano dinanzi alla natura.

Julian Charrière ama recarsi nei luoghi più remoti, dove ricerca tracce lontane e durevoli della civiltà, in un viaggio di esplorazione guidato da intenti artistici che attraversa campi come la geologia, la fisica, la biologia e la storia della cultura. Al tempo stesso molte delle sue opere testimoniano del modo idealistico in cui ci rappresentiamo la natura e suggeriscono che, se vuole sfidarla, l'uomo non può che finire per avere la peggio. Lo illustra con grande forza simbolica per esempio The Blue Fossil Entropic Stories: la serie di fotografie del 2011 ritrae l'artista che scioglie con un bruciatore a gas la montagna di ghiaccio su cui si trova. Alla Biennale di Venezia del 2017 ha esposto imponenti colonne di sale di litio, un materiale che attualmente si trova inutilizzato in alcuni laghi salati di stupefacente bellezza nell'America del Sud – ma solo per il momento. Infatti il litio viene impiegato per costruire batterie e batterie ricaricabili ed è indispensabile per la nostra mobilità e la vita digitale. Un importante complesso di opere di Charrière mette a tema le zone in cui da un lato gli americani e dall'altro i russi hanno eseguito test nucleari durante la guerra fredda. Le opere in possesso della Mobiliare provengono da queste serie: Charrière ha fotografato le idilliache spiagge di sabbia dell'Atollo di Bikini e bunker abbandonati in Kazakistan, per poi cospargere i fotogrammi durante l'esposizione con particelle del terreno contaminate, una procedura che genera sulle foto sviluppate riflessi simili a polvere di stelle. Anche le noci di cocco di Pacific Fiction sono contaminate. Confezionate in piombo isolante ma impilate come in un deposito di munizioni, esse illustrano tanto il potenziale di aggressione dell'uomo quanto l'insufficienza delle misure di protezione che spesso poi vengono prese per contrastarne le conseguenze.

Julian Charrière ha studiato anche all'Institut für Raumexperimente, gestito a Berlino dall'artista di fama internazionale Olafur Eliasson, e realizza spesso anche cooperazioni artistiche, soprattutto con Julius von Bismarck e il collettivo Das Numen. La sua vivace attività espositiva internazionale lo rende uno dei più noti artisti svizzeri della sua generazione.

 

Julian Charrière è nato a Morges (Svizzera) nel 1987. Vive e lavora a Berlino.

Campi di attività: oggetti, fotografia, installazioni, performance

Sito web di Julian Charrière

Opere di Julian Charrière

© Julian Charrière; VG Bild-Kunst, Bonn, Germany
Julian Charrière

Bravo - First Light

© Julian Charrière; VG Bild-Kunst, Bonn, Germany
Julian Charrière

Pacific Fiction

© Julian Charrière; VG Bild-Kunst, Bonn, Germany
Julian Charrière

Polygon XVIII